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Ciao, benvenuta e benvenuto al nostro appuntamento con la mia rubrica:

Inform-Azione, l’economia e la finanza raccontate con un linguaggio semplice

Oggi voglio raccontarti e aggiornarti circa un argomento che, ne sono certo, interessa e influenza anche la tua vita quotidiana.

Mi riferisco al “Patto di Stabilità e Crescita”, patto al quale i Paesi della Zona Euro devono aderire e applicare al  proprio bilancio statale.

Come sempre, ti chiedo di lasciarmi fare un passo indietro, così da permetterti di inquadrare meglio l’argomento.

Iniziamo, dunque, ripassando cos’è il “Patto di Stabilità e Crescita“.

Il Patto di Stabilità e Crescita, è un accordo internazionale, stipulato e sottoscritto nel 1997 dai Paesi membri dell’Unione Europea che riguarda sostanzialmente il controllo delle rispettive politiche di bilancio pubblico, al fine di mantenere fermi i requisiti di adesione all’Unione Economica e monetaria dell’Unione  Europea ovvero rafforzare il percorso di integrazione monetaria intrapreso nel 1992 con la sottoscrizione del Trattato di Maastricht.

Il Patto, si attua attraverso il rafforzamento delle politiche di vigilanza sui deficit ed i debiti pubblici, e l’applicazione in caso di non rispetto del Patto, di un particolare tipo di procedura di infrazione: “Procedura per Deficit eccessivo” (PDE). Il patto di stabilità e crescita, è quindi, la concreta risposta dell’UE alle preoccupazioni circa la continuità nel rigore di bilancio nell’Unione economica e monetaria (UEM). il presupposto, quindi, è mantenere la stabilità economica e monetaria, messa a rischio proprio da politiche interne non ritenute prudenziali. Un’eccesso di spesa, determina un eccesso del debito pubblico che mette, a rischio, la stabilità economica dell’Eurozona.

il Patto, si estrinseca alla fine nel rispetto di due parametri:

  • un deficit pubblico non superiore al 3% del Pil (il c.d. rapporto deficit/pil <3%) 
  • un debito pubblico che resti al di sotto del 60% del Pil.

E’ evidente, quindi, che il rispetto del Patto di Stabilità vincola i Paesi e ne frena la libertà di movimento in relazione alle politiche interne di bilancio…in parole più semplici, vincola le decisioni in merito alla possibilità di fare deficit…quindi a tenere sotto stretto controllo il proprio Debito Pubblico.

A tal riguardo, ti ricordo anche che il Debito Pubblico di un Paese aumenta quando il Paese stesso è costretto a fare deficit…cioè a spendere più di quanto incassa.

Fatta questa dovuta introduzione, veniamo ai giorni nostri.

Come sai, la Pandemia da Covid-19 avanza inesorabile…la campagna di vaccinazione incontra quotidianamente battute d’arresto… e, se la chiusura continua delle attività resta una misura indispensabile a detta degli esperti, (non entro nel merito), il rallentamento dell’economia e della ripresa economica, è una inevitabile conseguenza.

Proprio per fronteggiare la Pandemia, dal punto di vista economico e al fine di dare maggior respiro e spazio di manovra sui conti pubblici, il Patto di Stabilità e Crescita era stato sospeso già nel 2020. Questa decisione aveva fatto tirare un grande e profondo sospiro di sollievo ai vari Governi che, senza l’obbligo del rispetto dello stesso Patto, hanno potuto lavorare in deficit.

A questa fotografia della situazione generale dell’economia dei Paesi dell’Eurozona, si associa a sorpresa la dichiarazione della Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, la quale afferma:

“Oggi, e questo è nuovo e non è mai stato fatto, mischiamo le carte”

Chiaro è stato il suo riferimento (nell’ambito di un discorso più ampio che lo riguardava), al cosa fare proprio con il Patto di Stabilità e Crescita. L’interrogativo infatti era:

“sarà mantenuta la sospensione del rispetto del Patto”?

Le affermazioni che sono circolate nel Palazzo dell’Ue, lasciano ben sperare rispetto ai passi che la stessa intende fare in merito proprio a questa domanda.

I vari rumors che circolano, infatti, riportano le dichiarazioni del vice Presidente della Commissione Europea –  Valdis Dombrovski – e dal Commissario agli Affari economici UE Paolo Gentiloni.

Il primo afferma:

“il sostegno di bilancio deve continuare per tutto il tempo necessario”

Una dichiarazione forte, che riporta alla mente quella già nota fatta da Mario Draghi in occasione della decisione sul Quantitative Easing adottato per il salvataggio dell’Euro: “Whatever it Takes”.

All’affermazione di Dombrovski, ha fatto seguito quella di Gentiloni che afferma:

“le politiche fiscali dovrebbero essere differenziate in funzione del ritmo della ripresa di ciascun Paese”.

Affermazioni che sembrano voler dirigere il focus della Commissione Europea, verso il continuo sostegno fiscale ai Paesi dell’Eurozona e alle loro economie.

L’orientamento, della Commissione Europea, appare quindi sempre più orientato verso il mantenimento della sospensione del Patto di Stabilità e Crescita e delle clausola di salvaguardia, fino a tutto il 2022. Le Clausole di Salvaguardia, sono lo strumento pensato e creato al fine di dare al Governo il tempo necessario a reperire le risorse necessarie a coprire le spese già effettuate o da effettuare (in deficit appunto), così da non impensierire le istituzioni europee (la paura è legata alla possibilità della tenuta dei conti pubblici) e i mercati finanziari. Le Clausole scattano, nel momento in cui il Paese non riesce a reperire le risorse necessarie a finanziare le spese sostenute o previste.

In cosa consistono ti stai chiedendo?

Consistono, semplicemente, nell’aumento di imposte. 

E’ già accaduto, ti stai chiedendo, che tali clausole siano scattate?

La risposta è semplice…nel 2013, l’allora Governo Letta, fece scattare una di queste clausole che portò all’aumento dell’Iva dal 21 al 22%. Tutti i successivi Governi sono riusciti, poi, ad evitare lo scatto delle clausole. Il valore delle clausole di salvaguardia è equivalente al gettito che deriverebbe dalla loro attivazione.

L’obiettivo è chiaro…se non lo fosse, lascia che lo chiarisca. Mantenendo sospeso il rispetto del Patto di Stabilità e Crescita, si vuole continuare a lasciar spazio ai Paesi, colpiti dalla Pandemia,  di gestire con maggior libertà la propria spesa pubblica e, di conseguenza, il proprio debito pubblico fino al post-Covid.

L’obiettivo, quindi, di abbandonare (anche in futuro), la rigida regola del rispetto del 3% del rapporto Debito/Pil, appare sempre chiara all’orizzonte. Ad aggiungersi a queste considerazioni, arrivano ripetutamente le raccomandazione circa un’efficace utilizzo dei fondi del Recovery Fund.

Attendiamo, dunque, l’evolversi degli eventi…fiduciosi che, soprattutto, si possa tornare quanto prima ad una serenità e normalità di vita…sia privata che economico-politica.

Bene….anche oggi concludo…anche oggi ti ringrazio per avermi seguito…e anche oggi ti invito a continuare a seguirmi e a lasciarmi qui sotto i tuoi commenti o eventuali richieste di approfondimento.

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Buona Vita.

Massimo

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