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Ciao, benvenuta o benvenuta al nostro appuntamento con la mia rubrica:

“Inform-Azione, l’economia e la finanza raccontate con un linguaggio semplice”

Oggi voglio rispondere alle molte richieste che mi sono arrivate riguardo questa domanda/possibilità:

“Può, la Banca Centrale Europea, cancellare il debito pubblico nostro e degli altri Paesi dell’Eurozona”?

Una domanda, una riflessione assolutamente tanto lecita quanto logica. Una domanda e una riflessione, alla quale voglio rispondere….e, come sempre, lo farò esclusivamente dal punto di vista tecnico…scevro, quindi, da considerazioni personali…considerazioni che ti invito a fare dopo aver letto questo mio articolo e che, se lo desideri, ti invito a condividere con me in privato.

La domanda, rappresenta “l’oggetto del documento stilato e sottoscritto da 100 economisti europei i quali, propongono la cancellazione dei debiti contratti da tutti gli Stati Membri, a causa della crisi economica che si è venuta a creare a causa dell’emergenza Covid-19.

Un debito pubblico che, ti ricordo, è stato acquistato per gran parte proprio dalla Banca Centrale Europea.

Gli economisti  ricordano e sottolineano, che questa non deve apparire come una proposta impossibile da accogliere, e realizzare. In particolare, infatti, ricordano come la stessa soluzione fu accordata nel 1953 alla Germania.

Oltre alla cancellazione del debito, gli economisti ricordano che la Bce, potrebbe stampare nuova moneta così da finanziare gli importanti progetti del “Green New Deal”.

La possibilità di cancellazione del debito, e reinvestirlo nel Programma Green New Deal, viene sostenuta da Galletti (docente di macroeconomia all’Università Politecnico delle Marche). Il Professore, spiega come la Bce, abbia nel suo bilancio circa 2500 Mld di euro di titoli rappresentativi del debito pubblico stesso.

Non solo…il Professore spiega poi che, circa il 25% di tale debito, sia dei cittadini europei che dovrebbero così rimborsarlo a se stessi.

“Siamo in tempi eccezionali e vanno prese decisioni eccezionali”

…afferma il Professore.

La medesima proposta, era già stata portata al Parlamento Europeo, dal suo Presidente David Sassoli. Già in quell’occasione, tuttavia e a gran voce, la stessa proposta era stata subito rifiutata e respinta dalla Presidente Bce Christine Lagarde. Quest’ultima, spiegava già in quell’occasione, e lo ribadisce aggi, il motivo del suo rifiuto…secondo la Lagarde, infatti, l’Art. 103 del Trattato UE lo vieta.

Alla Lagarde, rispondono subito gli economisti promotori della proposta, sostenendo che in realtà il Trattato non prevede espressamente l’impossibilità di farlo.

E, se il divieto specifico non esiste, allora significa che può essere fatto.

A sostegno di questa tesi, c’è un esempio molto concreto e pratico: il “Quantitative Easing” di Mario Draghi. Quella, infatti, non era un’operazione espressamente prevista ma…nonostante ciò, fu fatta e piacque a molti.

Il progetto della proposta, in sintesi, prevede che la Bce diventi, a tutti glie effetti, “prestatore di ultima istanza”.

Come dire che:

“…in  ogni crisi, è sempre l’opportunità di crescita e di trasformazione”.

La crisi causata dalla Pandemia da Covid-19 quindi, se da un lato ha segnato la nascita di problemi davvero grandi (non lo esclude nessuno), dall’altro potrebbe segnare (e detta di qualcuno, finalmente), lo spartiacque vero e proprio della riforma delle politiche delle stessa Banca Centrale Europea.

La proposta quindi, prevede molto semplicemente una soluzione lineare: la Banca Centrale Europea, cancella i debiti e i Paesi, si impegnano ad investire lo stesso valore, nella costruzione ricostruzione post pandemia.

I 2500 mld di euro, diventerebbero così nuova liquidità che tutti i Paesi potrebbero destinare alla transizione ecologica e digitale.

La regola generale, che sostiene la proposta è molto semplice:

“tutte le istituzioni finanziarie a livello mondiale, possono deliberare una rinuncia ai loro crediti”.

Come spesso accade, quindi, sembra che sia esclusivamente una “volontà politica”.

In questo scenario, l’ho accennato prima, si è fatta subito sentire la Presidente della Bce Christine Lagarde. Il suo secco “NO” alla proposta non si è fatto infatti attendere.

Ma quali sono, nello specifico, le ragioni del suo rifiuto?

Come ti ho accennato nelle righe sopra, la Lagarde fa riferimento all’Art. 103 del Trattato Europeo.  Rifacendosi all’art. citato, la Lagarde ha sentenziato con un:

“impossibile, costituirebbe una violazione del Trattato Europeo”.

La Lagarde poi aggiunge:

“sarebbe una violazione del Trattato Europeo, che proibisce in modo categorico il finanziamento monetario degli Stati. Questa regola, costituisce uno dei pilastri fondamentali dell’Euro”.

A questa dichiarazione, aggiunge:

“la cancellazione del debito pubblico, non avrebbe, inoltre, nessun senso economico”.

Davvero secco quindi e, apparentemente ad oggi, i suo deciso il NO.

Una motivazione che, da studioso e amante di economia  mi appare decisamente più sensata, è quella secondo la quale – sempre a detta della Lagarde –

“tutti i Paesi usciranno dalla crisi con livelli di debito molto alti e che, nonostante ciò, tutti i Paesi riusciranno a ripagarlo visto che i debito si gestiscono nel lungo periodo”.

Anche l’Ocse si è occupata del giudizio sul debito pubblico. In particolare, afferma:

“non vi è alcun dubbio… il debito pubblico, a causa della Pandemia da cvovid-19, è andato alle stelle”.

Il problema non è soltanto dei Paesi più critici…Paese cioè  che, storicamente, hanno un rapporto Pil/Deficit peggiore come Italia e Spagna, ma anche di quelli da sempre considerati più solidi, più virtuosi, come la Germania. A ulteriore conferma poi, se mai ce ne fosse bisogno, del contagio internazionale , rileviamo che anche paesi del calibro di Inghilterra oltre agli stessi Stati Uniti, hanno dovuto cedere alle conseguenze negative della Pandemia, costretti a fare ricorso a ingenti e significativi scostamenti di bilancio con un drammatico, e conseguente, innalzamento del proprio debito pubblico.

Pare, quindi ormai sotto gli occhi di tutti, che il problema del debito pubblico e del suo drammatico innalzamento sia davvero un problema comune.  Le ingenti e continue richieste di sostegno economico dei cittadini, hanno inevitabilmente determinato tale innalzamento dell’indebitamento di tutti i Paesi.

In questo scenario, davvero poco rassicurante, per i più la domanda chiave resta la stessa:

“come risanare i buchi di deficit ormai così profondi?”

A questa domanda, aggiungo la mia:

“chi pagherà il conto di questa nuova crisi economica?”

Secondo quanto riportato dal citato Ocse, la risposta a tale domanda è tanto semplice quanto scontata:

“non certo con l’austerità”.

Il capo economista dell’Ocse, Laurence Boone, ha dichiarato, in un intervento al Financial Times, che:

“i cittadini si ribellerebbero contro una rinnovata austerità o aumenti di tasse se i Governi cercassero di riportare rapidamente i deficit e il debito ai livelli pre-pandemicci”.

Piuttosto, gli Stati dovrebbero continuare ad agire con politiche fiscali, spesa pubblica ben orientata e all’abbassamento dell’impatto fiscale, così da ottenere due enormi vantaggi:

  • Sostegno concreto all’economia
  • Riduzione della disoccupazione

Niente austerità quindi, almeno non nel breve…una soluzione che innescherebbe nuovi problemi. Preoccupanti sono le voci riguardo il possibile ritorno ai vecchi concetti legati agli obiettivi di gestione del disavanzo, quindi al rispetto dei vecchi parametri di rapporto debito/Pil…che ti ricordo essere del 60%.

Sempre secondo l’Ocse, la ricetta giusta, consisterebbe in:

“restituire agli Stati la funzione di promuovere la ripresa, aiuterebbe a creare fiducia negli obiettivi di sostenibilità del debito a più lungo termine”.

Ricordo, che:

“il tuo debito è più sostenibile quando le persone hanno fiducia in te, nelle istituzioni politiche e, i politici, mantengono le proprie promesse”. 

 Anche questa volta, non ci resta che attendere gli sviluppi futuri.

Bene…anche per oggi ho terminato…come sempre ti invito a lasciarmi qui sotto i tuoi commenti o richieste di approfondimento.

Continua a seguirmi.

Buona Vita, Massimo

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