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Ciao, benvenuta o benvenuto al nostro consueto appuntamento con la mia rubrica “Inform-Azione”.
Come sai, se mi segui da tempo, l’obiettivo della rubrica è raccontarti argomenti attuali di economia e finanza di estrema importanza per la nostra vita quotidiana.

L’obiettivo di oggi, è fare chiarezza su una serie di argomenti dei quali si sta molto parlando in
questo periodo: Recovery Fund, Recovery Plan, Budget Europeo. Soprattutto, andremo insieme a leggere il “tra le righe”…così da chiarire una serie di argomenti e condizioni dei quali poco si parla. In particolare quindi mi soffermerò non solo sul significato dei termini sopra riportati, ma
soprattutto  sulle condizioni (queste sono il “tra le righe”) poste per  l’utilizzo dei fondi a disposizione del nostro Paese.

Come sai, se mi segui da tempo, ti chiedo di lasciarmi fare il consueto passo indietro così da
allargare lo zoom e poter ampliare la visione dell’argomento per comprendere meglio le varie proposte sul tavolo. La prima risposta alla crisi pandemica è stata data dalla Commissione Europea, con un pacchetto da 500 Mld di euro, composti da diverse linee di credito: Fondo Sure; Fondo Mes; linee di Credito della Bei.

Vediamo la principale, il Recovery Fund.

  • Programma Pepp:

La prima mossa fatta dalla Bce, per sostenere le  economie dei Paesi colpiti dalla crisi economica è stato il Programma Pepp (Pandemic Emergency Purchase Programme) un programma finalizzato all’acquisto da parte della stessa Bce di titoli di Stato. Due gli effetti importanti del programma: 1) immettere liquidità nelle economie reali dei singoli Stati, liquidità necessaria a far fronte alle ingenti spese interne, attraverso appunto l’acquisto di loro titoli di Stato; 2) tenere basso lo Spread (differenziale tra Bund tedeschi e Btp italiani decennali). Un ingente programma di intervento con una dotazione di circa 1850 Mld di euro.

  • Bilancio Europeo:

Il “Bilancio Europeo” per il periodo 2021/2027, per il quale il 10/Novembre/2020, è stato raggiunto l’accordo  per un totale di 1100 Mld di euro spalmati in sette anni. Il budget europeo, ha come detto, una durata di sette anni (2021/2027) e per il periodo di programmazione economica 2014/2020, il sistema delle “Risorse Proprie” (cioè i mezzi finanziari con i quali ciascuno Stato membro contribuisce al Bilancio UE), comprendeva tre tipologie di contributi.

– Risorse Proprie Tradizionali (RPT). Queste sono sostanzialmente costituite dai dazi doganali riscossi per le importazioni di prodotti provenienti da Paesi extracomunitari. Ad esempio la tassa sullo zucchero. Questa risorsa, contribuisce per circa il 12% del Bilancio UE. Per il 2017 sono stati circa 1,84 mld di euro dal nostro Paese.

– Risorse Proprie basate sull’Iva. Per questa risorsa, viene applicata un’aliquota dello 0,30% sulle basi imponibili di ogni Stato Membro. Il gettito proveniente da questa risorsa, ammonta a circa l’11% del bilancio UE. Per il periodo 2017, versati dall’Italia circa 2,13 mld.

– Risorse Proprie basate sul Reddito Nazionale Lordo. E’ il contributo a carico di ciascuno Stato Membro. Viene calcolato in proporzione al peso del Rnl (Redito Nazionale Lordo) di ciascuno Stato, sul totale del Rnl Comunitario.  Attualmente, è la principale fonte di entrata del Bilancio Europeo con circa il 75% del peso. Per il 2017, versati circa 9,87 mld.

Nel 2017, i contributi versati dall’Italia sono stati pari a circa 13,8 Mld di euro, dei quali ne ha
ricevuto solo 9,5.

Ecco rappresentata quella che viene definita come la “politica fiscale” adottata dalla  Commissione Europea. Le risorse così ricavate, verranno poi ridistribuite durante i sette
anni del bilancio europeo.

Diamo e riceviamo…e, in base a questo semplicissimo rapporto, siamo definiti “contribuenti netti”, cioè contribuenti che “danno più di quanto ricevono”.

La considerazione immediata che probabilmente stai facendo, è che questo rapporto sia svantaggioso per il nostro paese. In realtà, il rapporto, deve essere visto in un ottica più ampia e di più lunga durata.

“Il sostegno, dei Paesi più forti, a quelli più deboli”.

Ti ricordo che, anche Francia e Germania, sono contribuenti netti.

  • Piano New Generation Eu:

La seconda mossa messa in campo dalle istituzioni europee è stata, il 21/07/2020,  l’approvazione del Piano “New Generation Eu”, definito come “il piano per la ripresa sostenibile, uniforme, inclusiva ed equa”. Un ulteriore ingente piano di interventi che si basa su tre aspetti strategici: 1) sostenere la ripresa degli Stati Membri; 2) rilanciare l’economia; 3) sostenere
gli investimenti privati. Del Piano New Generation Eu, fa parte il Recovery Fund o RRF Recovery and Resilience Facility.  Fatta questa dovuta introduzione, voglio soffermarmi sul Recovery Fund e, in particolare, sulle condizioni previste sia nel “prima”, quindi quelle necessarie ad ottenere i fondi, che quelle previste nel “durante”.

  • Piano Rrf o Recovery Fund:

Del piano New  Generation Eu, come detto, fa parte lo strumento Rrf, Recovery and Resilience
Facility, meglio conosciuto con il nome Recovery Fund. Come ho già avuto modo di raccontarti, nei miei precedenti post sul Recovery Fund, all’Italia paese maggiormente colpito dagli effetti negativi della Pandemia da Covid-19,  andrà la dotazione più importante: 209 Mld di euro, su un totale di 750 complessivi. Come affermato dall’europarlamentare italiano, Antonio Maria Rinaldi:

“il diavolo si nasconde nei dettagli, e in queste operazioni ci sono più dettagli”.

Torna forse lo spettro dell’austerity? Cercherò di fare un pochino di chiarezza.

Due i criteri specifici che sono stati presi in considerazione per la ripartizione dei fondi europei:

1) Disoccupazione

2) Pil

Il primo periodo, avrà come criterio il livello di disoccupazione nel quadriennio 2019/2019. Il secondo, invece, avrà come criterio il Pil (Prodotto Interno Lordo) ed in particolare la perdita
del Pil reale registrato nel periodo 2020/2021. 
Fatte queste due premesse, è lecito dedurre che, se come Paese, riceveremo la fetta più grande, il motivo è proprio che siamo il Paese che ha perso maggiormente a causa della pandemia.

Praticamente il 28% dei fondi sarà destinato  al nostro paese cosi suddivisi:

– Il 60%, saranno prestiti a tassi agevolati che andranno restituiti (seppur a tassi molto bassi).

– Il 40%, saranno a fondo perduto.

In questo articolo, analizzerò diversi aspetti che ritengo essere molto importanti e utili a comprendere meglio il funzionamento di questo pacchetto di aiuti così da fare un pochino di chiarezza su un aspetto sul quale leggo molta confusione: il “fondo perduto”.

Leggeremo cioè tra le righe della proposta d’intesa alla quale i Paesi dovranno attenersi per
redigere il tanto acclamato Recovery Plan. Ti parlerò quindi del Recovery Fund, soffermandomi su un aspetto o meglio, su una serie di aspetti sui quali, nessuno o quasi, ha posto e pone l’attenzione. Il “ciò che è scritto tra le righe” appunto.

  • Come reperire i fondi per il Recovery Fund:

Un elemento basilare va ricordato:

“la Banca Centrale Europea, non ha una cassaforte dalla quale prendere questi fondi che, quindi, non sono già disponibili. Per distribuirli, dovrà prima raccoglierli…che raccoglierà sui mercati”.

Cioè Max?

Semplice…per distribuire fondi, o li ho o devo reperirli. Proprio ciò che accade con i fondi del Recovery Fund che, come detto, non ci sono. E’ chiaro quindi che, la Commissione dovrà raccoglierli. Come? Innanzitutto ti dico che non verranno raccolti con gli strumenti previsti per il budget europeo, ma tramite il “collocamento diretto di titoli”. Semplicemente  emetterà i tanto discussi Eurobond. Se ne è parlato tanto negli anni e nei mesi passati, ricordi? Titoli emessi dalla Bce, che il mercato acquisterà (banche nazionali, banche locali, imprese e famiglie) e che, per ovvia conseguenza, un giorno alla loro naturale scadenza, dovranno essere restituiti, rimborsati (di questo aspetto, te ne parlerò più avanti). I fondi così raccolti, andranno quindi a costituire la riserva del Recovery Fund e successivamente distribuiti ai Paesi dell’Eurozona in base alle percentuali già comunicate.

Una riflessione salta subito alla mente:

“quando un emittente emette titoli per finanziarsi sui mercati, deve offrire delle garanzie per essere appetibile…quali sono le garanzie offerte da Bce”???

Domanda molto sensata…lascia che ti risponda.

La prima garanzia è proprio il fatto che l’emittente sia la Banca Centrale Europea. Già questo
elemento rappresenterà certamente una garanzia per i mercati e per le società di Rating le quali premieranno i bond, sicuramente con una tripla A (Rating AAA) che ti ricordo essere il massimo grado di affidabilità. A questo alto grado di affidabilità e solvibilità, corrisponderà un sicuro vantaggio per la Bce: potrà emettere titoli con tassi bassi proprio perché basso sarà il suo
livello di rischio e una durata compresa tra i 3 e i 30 anni (sappiamo che il R.F avrà una durata di quattro anni contri i sette anni del budget europeo). La seconda forma di garanzia offerta dalla Bce, è il 2% del budget europeo (del quale ti ho parlato prima). Questa sarà quindi la seconda importante garanzia offerta.

  • Condizionalità del Recovery Fund:

Parlando delle condizionalità mi riferirò, come anticipato, sia a quelle previste per l’ottenimento dei fondi europei che a quelle previste nel “durante” come le ho definite. Non solo alla loro semplice ripartizione matematica, cosa ormai nota e che ti ho riportato nelle righe precedenti, ma anche alle successive condizioni, perché di condizioni si tratta.

Ti riporto, ad esempio, quanto descritto al punto 128 dell’accordo per l’erogazione dei fondi destinati al “Green”. Nello specifico, gli importi massimi erogabili entro il 2027, i circa 73 Mld di euro, saranno condizionati al rispetto di specifici condizioni:

“adeguamenti previsti delle retribuzioni, dell’avanzamento delle carriere e dei costi del sistema pensionistico”.

Fatta questa specifica, voglio fare chiarezza sul concetto di “fondo perduto”. Cosa significa quindi? Semplice…te lo spiegherò adesso.

  • Il Fondo Perduto:

Rispetto al concetto del “fondo perduto”, una considerazione salta subito alla mente: sono davvero a fondo perduto? La risposta è semplice: la parte considerata a fondo perduto, dovrà essere compensata con:

a)  Imposte europee

b) Maggior contribuzione del nostro Paese al Bilancio Europeo.

Con quest’ultimo punto, si vuole intendere che molto semplicemente “restituiremo, anche se in maniera indiretta, ciò che abbiamo ricevuto proprio attraverso maggiori contributi”.

Se poi consideriamo la quota che già il nostro Paese versa, allora degli 80 Mld di cui si parla tanto
in realtà, netti, ne arriveranno circa la metà.

È un po’ il concetto del “do ut des”“io do affinché tu dia”….con la particolarità che, in questo caso, le “risorse proprie” diventano “risorse proprie comuni”. I fondi ricevuti, come abbiamo visto, saranno il frutto della raccolta fatta dalla Bce tramite l’emissione di eurobond. Ho anche detto, però, che gli eurobond andranno rimborsati. Qui già il primo interrogativo. Come farà a rimborsarli? Dove prenderà la liquidità necessaria al rimborso? Attenzione perché dietro questa domanda, e alla sua risposta, c’è tanto…c’è la spiegazione del fondo perduto. Due le soluzioni, una delle quali già in essere. Vediamo le due opzioni:

– La prima opzione è attraverso i contributi che i singoli Stati Membri versano annualmente alla Commissione. L’Italia, ti ricordo, è da sempre uno dei maggiori contribuenti, e che come ti ho già detto, è considerata “contribuente netto”. Come detto in precedenza, una parte di ciò che riceveremo sarà da noi versata in anticipo con i contributi annuali.

– La seconda opzione, è rappresentata da nuove imposte che potranno essere messe. Anche di questo secondo aspetto, ti ho accennato sopra. Imposte come ad esempio Plastic Tax, Web Tax, Carbon Tax….o le tasse sulle importazioni. Questa è la politica fiscale adottata dalla Bce per sostenere le ingenti spese.

Non solo opzioni, ma anche condizioni…le condizioni previste proprio dalle linee guida del Recovery Fund.

In particolare, mi riferisco ad una serie di riforme che il nostro Stato, ma come tutti gli altri
del resto, dovranno attuare per essere coerenti con i criteri e le raccomandazioni specificate dal Consiglio Europeo…altrimenti, stop ai fondi.

Riforme quindi…in primo luogo, “assicurare una riduzione in termini nominali, della spesa pubblica primaria netta dello 0,1%”. Questa specifica indicazione, era addirittura già stata fornita al nostro Paese prima della pandemia per il 2020.

Ancora:

Saranno utilizzate entrate straordinarie per accelerare la riduzione del rapporto Debito/Pil e,
infine, una revisione ulteriore del nostro sistema previdenziale…quindi, nuova riforma delle pensione. La parte più grande, delle riforme, dovrà essere attuata molto velocemente visto che, il 70% dei fondi dovranno essere impegnati nel biennio 2021/2022.

E non è tutto…

Uffff….c’è dell’altro allora Max?

Heeee si…c’è dell’altro.

Ti ricordo infatti che, una volta ricevuto il Recovery Plan, la Commissione avrà due mesi di tempo per valutarlo. Attenzione perché, questa valutazione, non verrà fatta solo dalla Commissione. Anche gli altri Stati Membri, infatti, potranno esprimere propri pareri in merito. Pareri che, con la maggioranza qualificata (cioè voto contrario di 13 Stati membri su 27, che rappresentino almeno il 35% della popolazione europea), potranno addirittura bloccare l’erogazione dei fondi. Una situazione non proprio liscia quindi, soprattutto in considerazione dei vecchi rapporti non certo di stima e fiducia tra Italia e i così detti Paesi Frugali – Olanda, Austria, Svezia, Danimarca e Finlandia – …una situazione che ha tenuto tutti col fiato sospeso, una situazione che potrebbe giocare scherzi non troppo divertenti.

Un vero e proprio controllo prima e durante.

Ma Max, scusami…viste tutte queste condizioni, non esiste proprio un’alternativa più semplice?

  • Esistono alternative?:

Bè, tecnicamente una soluzione esiste. Mi riferisco, come puntualizzato da molti esperti, alla
gestione del debito pubblico dei vari paesi dell’Eurozona.

Lascia che ti spieghi cosa intendo…lo farò sempre utilizzando un linguaggio semplice.

Dunque…tecnicamente si tratta di “monetizzare il debito” proprio dalla stessa Bce. Monetizzare il debito, è ciò che la stessa Bce sta facendo con il “Piano Pepp”, che ti ricordo
è stato oltretutto potenziato con altri 600 Mld di euro. Voglio ricordarti che il programma Pepp, è una forma di finanziamento concessa agli Stati Membri non solo praticamente a costo zero, ma soprattutto senza alcuna condizione di spesa. Misure lacrime e sangue quindi, in termini di riforme una volta ricevuti i fondi del Recovery Fund. Una volta ricevuti questi fondi, saremo tenuti sott’occhio dalla Commissione Europea, come detto, dagli altri Paesi membri.    

Come ti ho descritto nelle righe precedenti, ti ricordo che i fondi verranno erogati in tranche (non
mi riferisco alle due tranche 60 e 40% descritte sopra), ma in vere e proprie tranche nel corso del tempo. Se questa specifica può sembrarti scontata, sappi che non lo è affatto. Questo è, invece, un ulteriore elemento di attenzione dal momento che, se si dovesse ravvisare un malcontento sulla gestione dei fondi erogati, i successivi potrebbero essere sospesi.

A questo riguardo, ho letto attentamente le circa 67 pagine dell’intesa sul R.F. e, a pagina 6 – punto 19, si legge:

“i piani per la ripresa e la resilienza, sono valutati dalla Commissione entro due mesi dalla presentazione”.

L’erogazione della prima tranche, avverrà solo e soltanto se ci sarà coerenza con le indicazioni
specifiche fornite dalla stessa Commissione. In particolare poi, si legge:

“si terrà conto del rafforzamento del potenziale di crescita, e della creazione di posti di lavoro”.

Detto in parole semplici, se non verranno fatti i “compiti delle vacanze” assegnati dall’Europa, niente da fare…i fondi verranno sospesi.

Attenzione, perché il controllo non sarà affidato solo alla Commissione, ma anche all’Ecofin
(Consiglio di Economia e Finanza – Economic ad Financial Affairs Council), composto dai Ministri delle finanze degli Stati Membri.

A titolo di completezza di informazione, ti ricordo che uno dei compiti dell’Ecofin, è coordinare le
politiche economiche e sorvegliare la situazione economica.

Dalle specifiche, si legge:

“la valutazione, dei piani deve essere approvata dal Consiglio a maggioranza qualificata, su proposta della Commissione”.

Aggiunge poi:

“in merito al soddisfacente conseguimento degli obiettivi interni e finali, la Commissione chiede il parere del Comitato Economico e Finanziario”.

Ricordo anche che, la Commissione:

“non approva pagamenti fino a quando non avrà discusso la questione in maniera esaustiva”.

Ti riporto la dichiarazione del Prof. Giulio Tremonti:

“l’accordo raggiunto a Bruxelles sul Recovery Fund, è un accordo che pone l’Europa dal lato giusto della storia”.

Il riferimento della dichiarazione del Prof Tremonti, è chiaramente rivolto alla nascita e all’uso degli Eurobond, quali strumenti di mutualizzazione del debito. Che sia o meno vantaggioso, il ricorso al Recovery Fund, secondo quanto dichiarato dal Prof. Tremonti, dipenderà da una serie di fattori:

1) Disponibilità dal 2022 della fetta più grande dei fondi

2) Condizionalità di impiego prima e durante.

Bene, anche oggi ho terminato. Ti ringrazio e mi complimento con te,  per avermi seguito fin qui…come sempre, ti invito a continuare a seguirmi e a lasciarmi i tuoi commenti qui sotto.

Buona Vita, Massimo

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