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Luce bianca ed evulozione della coscienza nell’opera 

di Carlo Perè

Più che un giudizio critico sull’opera di Carlo Perè ritengo significativo raccontare il mio incontro con lui e alcune sue opere.

Quel giorno di novembre il vento freddo mi indusse a passare da galleria Mazzini a Genova ( non sapevo neppure vi fosse allestita una mostra.

Passai lanciando rapide occhiate senza interesse sui vari quadri di autore li esposti, finchè fui attratta in modo irresistibile da uno scorcio di paesaggio per me fuori dal tempo; al di là del luogo stesso che rappresentava, vi era come rimasta impressa l’anima, lo spirito, l’Essere nella sua pienezza estatica.

I colori delle case e del cielo, dalla purezza del bianco, come nella calce di case di Spagna, al rosa tenue e caldo che sfuma nei colori dell’aurora, rimandavano a sensazioni radicate nella memoria più profonda e al tempo stesso uscivano dalla sfera dell’ esperienza personale, per attingere forse all’essenza stessa della poesia.

Era come se l’autore alludesse a un tempo ancora a venire, tempo in cui l’uomo avrebbe superato il limite della sua logica antropocentrica.

Lo sguardo scorreva verso le altre opere li presenti : S, Ilario, luoghi della Liguria e della Spagna, della Sardegna, accomunati dalla stessa essenza dell’uomo, come visti nascere ancora intatti e incontaminati, luoghi che forse mai sono stati così, neppure nel passato, luoghi del futuro o meglio dell’ anima, del bisogno di purezza e di luce, come affreschi sopravvissuti alla rovina del tempo, rinati dalle profondità dell’ inconscio, illuminati dalla visione di uno sguardo lungimirante, quello dell’essere del poeta.

Acquistai così il primo quadro da me scelto.

L’autore con il quale scambiai poche parole mi disse  che vi aveva trasfuso, come sempre accade nelle opere d’ arte, molto di sè.

E non poteva che essere così; infatti, più un’ opera attinge alla sfera personale delle emozioni, più rimanda all’essenza stessa dell’essere e quindi parla e comunica all’altro in virtù di quell’ universale che vi traspare e che riguarda tutti.

La sua voce pacata e profonda diceva che avrebbe iniziato a inserire nell’ ambiente l’ uomo, quando questi fosse divenuti più degno di abitarlo.

Eppure l’ umano sovrabbonda nelle sue opere, forse grazie a quella qualità che, se anche sembra talvolta scomparire dal mondo, sopravvive oltre ogni limite in artisti come lui, di cui il mondo ha ora più che mai bisogno, per non smarrire insieme al senso delle origini quello della sua stessa evoluzione.

Grazia Apisa Gloria

1989 Genova

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